adolescenti e giovani

Depliant servizi dei Centri “Italia Felice”bilbao

Difficoltà psicologiche: ansie, paure, difficoltà nel relazionarsi con gli altri o nel rapporto con la scuola, identità sessuale, problmatiche alimentari, comportamenti trasgressivi (cutting, piercing, bullismo) dipendenze (alcool, fumo, nuove droghe, internet). Diventa importante affrontare tempestivamente e non rimandare tali sintomi di disagio.

Incontri gratuiti per genitori

“Fragile e spavaldo” (Charmet), l’adolescente ha tanto da raccontare: del suo passato di bambino, del bisogno e voglia di proiettarsi nel futuro anche se ancora confuso nelle idee e nei progetti. “Chi sono”? “Dove sto andando?”: una ricerca della propria identità e autonomia nel corso della quale l’adolescente si imbatte in crisi personali, scontri con i coetanei e con la scuola, conflitti con genitori e familiari. Scontro, sfida, chiusura verso gli altri, sono parte della crescita, ma possono essere vissuti come forti momenti di incomprensione e solitudine. Rispetto al bambino che era prima, l’adolescente modifica gli interessi, le motivazioni personali, il modo di rapportarsi in famiglia e con i coetanei. Ha come focus trovare il senso della propria esistenza, scoprendo le proprie capacità e il proprio valore, confrontandosi e scontrandosi con gli altri. In tale ricerca ci possono essere ostacoli, dovuti alla propria storia personale, a eventi esterni o a una particolare sensibilità soggettiva che rendono più difficile il percorso.

Il colloquio di accompagnamento psicologico o la psicoterapia diventano allora occasione concreta per il ragazzo per avere uno spazio personale e intimo dove raccontarsi e capire il proprio mondo interno con l’aiuto di un professionista esterno alle dinamiche familiari.

I genitori si accorgono che il proprio figlio sta attraversano un momento difficile e anche gli insegnanti possono far notare dei cambiamenti. L’incontro con uno psicologo può essere utile perché dà la possibilità al ragazzo di confrontarsi in un proprio spazio “privato”, in modo da poter avere una visione diversa del proprio eventuale disagio o anche semplicemente per essere accompagnato nel processo di riappropriazione soggettiva della propria esistenza, per portare ad attualità le proprie potenzialità e risorse, divenendo efficacemente creativo.

Oltre a consulenze di accompagnamento psicologico individuale, proponiamo anche gruppi di giovani per un sano sviluppo integrale, condotti da psicoterapeuti altamente specializzati.

Per capirne di più…

Cosa vuol dire adolescenza?

1.1. Lo straniero interno

sito-immagine“L’esistenza di una dinamica descrivibile in termini di disagio, le cui modalità espressive appartengono all’adolescenza/giovinezza, sembra indubitabile. È possibile rilevare, persino come dato transculturale, che per i giovani il disagio – vissuto come momento di eroismo, trasgressione, atto di sfida e di ribellione alla conformità, visto come rischio voluto e con misurata incoscienza – entra, in un certo senso, a far parte addirittura del mito e proprio come tale è celebrato ed esaltato da tanta produzione artistica (letteratura, cinema) soprattutto per i maschi. Nell’età adolescente, il dinamismo del disagio dev’essere considerato quasi parte integrante del percorso di emancipazione e di autonomia dalla famiglia d’origine, una sorta di scotto inevitabile per affrancarsi dalla dipendenza o per contrastare provocatoriamente chi la incarna o la rappresenta. In queste forme il disagio si presenta di non facile lettura, a causa della sua ambiguità. Come ogni trasgressione, esso esprime infatti, in modo esaltato ed esagerato, il desiderio/bisogno di sfidare la tradizione o di contrapporsi all’ordine costituito, non disgiunto però da quello, altrettanto intenso, di appartenervi, di esserne accolto e integrato. Questo spiega il perché, molto spesso, il disagio ricalchi, nelle sue manifestazioni più estreme, proprio i modelli a cui si contrappone e che intende distruggere.

L’adolescente percorre il passaggio dall’infanzia alla vita adulta affrontando rischi e utilizzando mappe e travestimenti molto diversi da quelli sperimentati dalle generazioni precedenti, guarda al futuro e mai al passato, teme la noia e la vergogna, fa della creatività uno strumento di crescita. È un Narciso il nuovo adolescente, insieme spavaldo e temerario, delicato e fragile, in tutto diverso dai ragazzi degli scorsi anni. Non è stato allevato in un modello educativo rigido e autoritario, non lotta con un onnipresente senso di colpa verso qualunque istinto possa allontanarlo dal gruppo familiare. Al contrario, viene da un’infanzia privilegiata e fatica a lasciarla. Anche se è cresciuto alla ricerca di una mamma spesso troppo impegnata, è comunque abituato a considerare i suoi genitori come gli alleati per eccellenza e, libero dal complesso edipico, può riversare la rabbia verso altri obiettivi. Lavora sul suo corpo in trasformazione con il piercing, lo sport ossessivo, la ricerca morbosa di magrezza e ne fa un potente simbolo di proiezione nel futuro. È fatto così: lavora molto nella propria mente, ma se attacca nella realtà è incapace di identificarsi con il dolore che provoca, perché nessuno gli ha insegnato cosa significa immedesimarsi nell’altro da sé.il disagio nelle sue due valenze, di eroica ribellione alla conformità e di sofferenza che segnala il timore di non essere accettati dall’ordine costituito. L’adolescente come “straniero interno”, che vuole affermare la sua diversità e al contempo pretende di essere integrato. C’è nella nostra cultura una valenza specifica dell’essere adolescente che lo rende al contempo partecipe ed estraneo. Tutti noi siamo stati adolescenti eppure, se adulti, di fronte ad un adolescente proviamo un senso di disorientamento, di disagio commisto a fascino. Non è bambino, in qualche modo minore bisognoso di cure o attenzione ma “gestibile”; e non è adulto, ma alla pari. Non sappiamo bene se lui o lei ci chiede di fare qualcosa o se la sua domanda è quella di far niente, di lasciarlo fare, di non contrapporci. Va quindi sottolineato un aspetto – che definiremmo meta-osservativo – che ci deve rendere sospettosi su ciò che la letteratura sull’adolescenza ci propone. Un rischio intrinseco al tentativo di spiegazione del mondo adolescenziale da parte del mondo degli adulti: “nel voler spiegare i problemi dell’adolescenza in maniera così impaziente, l’adulto mostra con tutta evidenza che tali problemi non sono altro che i propri” (Jeanneau A., 1982).

1.2 L’adolescente e l’adulto

Il centauro Chirone insegna ad Achille il tiro con l'arco

Il centauro Chirone insegna ad Achille il tiro con l’arco

Sembra siano due le caratteristiche principali che la nostra cultura dedica all’adolescenza. Da una parte la maturazione biologica, il corpo che si fa abile. Dall’altra il compito sociale di svincolo dalla condizione filiale e l’accesso alla condizione di adulto, con i diritti e i doveri conseguenti. Nella citazione iniziale, tratta dal documento del Comitato Nazionale di Bioetica, si evidenzia come un’esperienza di malessere/disagio possa essere considerata costitutiva dell’essere adolescente, parte di un dinamismo fisiologico di quella fase della vita, quasi un passaggio obbligato nel percorso di costruzione dell’identità, verso l’emancipazione, la pacificazione e l’autonomia. Così è, e questa realtà appartiene al nostro modo di rappresentare l’adolescenza già da tempo immemore, visto che Sakespeare nel 1611 scriveva: “Vorrei che non ci fosse l’età che va dai sedici ai ventitre; o che per tutto questo tempo la gioventù che è in noi dormisse sempre. Perché in tutto quell’intervallo non si fa che mettere incinte ragazze, maltrattare gli anziani, rubar la roba e menar cazzotti”. “Adolescenza, gli anni difficili”, questo è appunto il titolo di un volume pubblicato dal mio istituto nell’ormai lontano 1993 (Bracalenti R.). Ma l’adolescenza è anche l’aurora della vita autonoma, l’epoca dell’apertura al mondo, delle possibili libertà mai prima possedute. Non è soltanto disagio o difficoltà evolutiva. Quest’aspetto della condizione adolescenziale è spesso ignorato da parte del mondo degli adulti, che sembra avere i suoi problemi di identificazione-proiezione con l’adolescenza. Come sottolinea Sandro Gindro, tali problemi inducono gli adulti “ad espropriare gli adolescenti delle loro fantasie a favore della proprie” e in particolare a considerare gli adolescenti come adulti “imperfetti”, in via di costruzione, ciò che rischia di misconoscere la legittimità del loro essere al mondo così come sono oggi: “È vero che ogni adolescente sarà l’uomo maturo e adulto di domani (o almeno si spera) però io penso che prima di tutto il giovane debba essere rispettato nella dignità del suo stato specifico, consentendogli di realizzare le esigenze esistenziali che lo caratterizzano nel suo presente e non solo in prospettiva di quello che sarà il suo futuro” (Gindro S., 1993). Troppo spesso sentiamo ripetere dagli amministratori delle politiche sociali che gli adolescenti sono importanti perché “sono gli adulti di domani”. E oggi loro esistono? Gli adolescenti devono fare in fretta a divenire quello che ancora non sono ma che sicuramente sono “condannati” a divenire: adulti. Nella psiche degli adulti l’adolescenza è percepita spesso con invidia. Si vede in loro la possibilità di fare ciò che a noi non è riuscito, il possesso di un tempo lungo davanti, un aureo futuro al quale noi abbiamo dovuto rinunciare. Si guarda lui/lei e si pensa a noi, a quello che non siamo diventati. E ancora, troppo spesso gli adulti descrivono quei loro anni dell’adolescenza come felici e spensierati, cercando di non ricordare quanto invece siano stati difficili. Si proietta nella propria adolescenza qualcosa che non vi è stata, ma che ora preferiremmo pensare del nostro passato, come “paradiso perduto”. L’adolescenza ha quindi un potere mitopoietico che attira su di sé caratteristiche che talvolta sono distanti dalla realtà di quell’esperienza concreta. C’è poi un altro aspetto perturbante dell’adolescenza: loro sono belli. L’ideale di bellezza della nostra cultura, il nostro canone estetico, riproduce più o meno il corpo di un/una adolescente. Dalla scandalosa Lolita di Nabokov ai sensuali ragazzini di Caravaggio è il loro corpo che si fa portatore di una sensuosa attrattività che facciamo fatica a riconoscere in noi. Quindi non bisogna lasciarsi andare lungo il piano inclinato che ci porta a stigmatizzare l’adolescenza come momento di disordine da guarire, e l’adolescente come soggetto da normalizzare. Questa deriva molto pericolosa emerge spesso riguardo all’impatto sull’opinione pubblica che hanno di solito gli studi sugli health risk behaviors, quando si deve parlare dell’adolescenza come popolazione “a rischio”. La stigmatizzazione degli adolescenti come popolazione portatrice di problemi tout court produce sull’opinione pubblica un effetto peggiorativo e punitivo per quella fascia di popolazione. Una spiegazione di questa deriva interpretativa, come si diceva più sopra, può essere compresa sulla base di una sorta di effetto di rispecchiamento negativo che la figura dell’adolescente produce sulla società adulta, la quale tende a proiettare su di loro i suoi problemi di violenza-droghe-sessualità disordinata

Giasone e gli Argonauti

Giasone guida gli Argonauti

Dall’altro canto, ciò non deve portarci ad una sorta di indifferente ignoranza riguardo alle specificità di dramma di questa fase della vita. Se il malessere c’è, tale malessere va comunque fronteggiato, sia per rendere meno accidentato il percorso di sviluppo degli adolescenti, sia per impedire che tale malessere si trasformi in una problematica più complessa, con un esito in vere e proprie forme di psicopatologia o di devianza cronicizzata. Ed è fondamentale ricordarsi che, nel giudizio clinico, è straordinariamente difficile con il soggetto adolescente riuscire a predire uno sviluppo, e porre una diagnosi differenziale tra ciò che attiene al disagio fisiologico e ciò che invece è prodromo di psicopatologia

Va ricordata ancora – a proposito delle rappresentazioni diffuse – un’interpretazione dell’adolescenza che è presente nella nostra cultura, forse più in quella umanistico-letteraria e meno in quella scientifica. Tale interpretazione valorizza, dell’adolescenza, gli elementi più trasgressivi, e, se si vuole, coglie un’immagine romantica dell’adolescente inteso come portatore di valori positivi, ribelle nei confronti di un mondo di adulti ormai annientati dalla banalità della vita quotidiana. In qualche modo l’adolescente come “eroe-poeta maledetto”. In contrasto con l’immagine dell’adulto svuotato di desideri, fantasie, capacità progettuali, l’adolescente assume qui il significato di un soggetto propositivo poiché inquieto, insoddisfatto e perciò stesso dinamico, vitale, in cerca di qualcosa. Il suo andare alla ricerca si identifica con un atteggiamento produttivo, mentre l’età adulta, con la fine di una serie di tensioni, appare come introdotta dalle rinunce. “Adulto” è quindi colui che ha rinunciato alle passioni e alle sfide, chi, nel confronto con i dati della realtà, ha ceduto il passo alla banalità della vita quotidiana, ai compromessi, in ultima analisi alla rinuncia esistenziale. Il portato di questa impostazione, agli effetti di una interpretazione della dialettica disagio/benessere, è che la salute psichica consisterebbe nel mantenere vivo l’adolescente che alberga in ognuno di noi, con le sue imprevedibilità, i suoi sbalzi d’umore, la sua instabilità, le sue passioni brevi ed intense. Paradossalmente, sarebbe quindi “sano” chi si rifiuta di crescere, di omologarsi, colui che riesce a mantenersi in una condizione di “eterno adolescente”3. Tale interpretazione, che inevitabilmente appare come estremistica sotto alcuni aspetti, ha comunque in sé qualcosa di genuino, se non altro riguardo a quell’idealizzazione dell’adolescente che fa parte della nostra cultura, e di cui essa ha bisogno per sopravvivere. Ma questa immagine dell’adolescente come “eroe-poeta maledetto” si scontra con l’evidenza della realtà esistenziale concreta e quotidiana di molti giovani di oggi – e forse di sempre – caratterizzata da modelli e stili di vita assolutamente conformisti, passivi, consumistici, omologati verso il basso, senza alcuna originalità o eroismo. Secondo questa lettura – opposta alla precedente – gli adolescenti sarebbero la popolazione più esposta a quella sorta di “inquinamento consumistico” diffuso, generalizzato e inconsapevole, che li ha resi “consumatori di merce” e non persone in grado di autodeterminarsi (cfr. Laffi S. 2000, 2003). La dialettica tra questi due opposti ed estremi modi di rappresentare l’adolescente – da una parte eroicamente attivo e dall’altra passivo consumatore di merci – circoscrive un’area di riflessione che ci offre lo stimolo per non ridurre eccessivamente una realtà complessa quale è la condizione adolescenziale.

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